La fitodepurazione: azione delle piante acquatiche
Il compito di deputare gli scarichi urbani viene prevalentemente svolto dai depuratori, che puntano ad abbattere il carico inquinante mediante una serie di processi fisico-chimico-biologici. Ma vediamo nello specifico, oltre ai sistemi meccanici, cosa ci offre la natura per la depurazione degli scarichi.
Il procedimento è piuttosto complesso e costoso dal punto di vista energetico, delle strutture necessarie e della manodopera, in quanto richiede un costante monitoraggio da parte di personale qualificato. Un metodo più semplice e praticamente gratuito è la fitodepurazione per azione di piante acquatiche.Come detto, questi risvolti negativi connessi al funzionamento dei depuratori, hanno spinto a considerare con attenzione la capacità, mostrata da alcune specie vegetali e dai microrganismi in esse presenti di rimuovere naturalmente gli inquinanti dagli ambienti acquatici. Tale capacità è dovuta principalmente alla elevata produzione di biomassa e alla struttura morfologica di alcune specie; il loro utilizzo per depurare in parte o in toto gli scarichi di tipo urbano e industriale. Le specie vegetali che si possono utilizzare nei sistemi di fitodepurazione sono in genere piante acquatiche, scelte tenendo conto dell’efficienza depurativa, dell’ecologia, della compatibilità con l’ambiente e disponibilità sul territorio. Tra le specie maggiormente impiegate ve ne sono numerose che vivono con la parte radicale immersa nei sedimenti, costituita da robusti rizomi ramificati e numerose radici, tenere e flessuose, che si propagano rapidamente. Lo sviluppo di un apparato radicale fitto e intrecciato stabilizza la superficie del substrato, flusso dell’acqua, favorendo i fenomeni di filtrazione fisica e di deposizione dei solidi sospesi. Tutte le piante acquatiche, ma soprattutto la canna di palude (Phragnites australis) e altre specie che vivono negli stessi ambienti, possiedono ampi spazi intercellulari nel fusto e nelle radici, che consentono l’accumulo e il trasferimento dell’ossigeno dalle parti aeree alle parti sommerse. L’ossigeno atmosferico viene, infatti, assorbito dalle foglie e dagli steli e trasferito e rilasciato a livello della rizosfera, con la conseguente formazione di micro zone aerobiche attorno alle radici e ai rizomi. Si creano pertanto le condizioni indispensabili affinché si realizzino efficacemente i processi biologici di degradazione aerobica delle sostanze organiche inquinanti e di nitrificazione, per opera dei batteri sospesi nel liquame o attaccati al substrato e sui rizomi delle idrofite stesse. Le piante, inoltre, assorbono nutrienti, detossificano composti organici tossici e possono essere utilizzate per rimuovere metalli pesanti. Infine, la lettiera che si deposita sulla superficie, in inverno isola dal gelo, consentendo ai batteri di continuare l'attività di depurazione.

