Le funzioni della finanza pubblica

Pubblicato il da gioia01

L’esame delle funzioni dell’attività finanziaria, specialmente di quelle extra–fiscali, possono sembrare assai complicate, ma in realtà, osservando semplici regole, si può risolvere tutto in due concetti: situazione di espansione economica e situazione di depressione economica risalenti tutti al bilancio dello Stato.

La prima funzione, tradizionalmente riconosciuta, all’attività finanziaria è quella fiscale. Essa deve limitarsi a fornire i mezzi economici necessari a coprire i costi di gestione dei servizi istituzionali (difesa, giustizia, ordine pubblico) e di quegli altri servizi pubblici che i privati non sono in grado o non hanno la convenienza economica di produrre.

Nella teoria della finanza neutrale si addice che: "Lo Stato non debba comunque intervenire nell’economia per non turbare l’equilibrio delle forze di mercato (domanda, offerta, investimenti) che si realizza spontaneamente, assicurando il pieno impiego dei fattori produttivi ed il massimo reddito nazionale ottenibile". La teoria della finanza neutrale propugna inoltre il pareggio del bilancio, ovvia conseguenza di una politica di non intervento dello Stato nell’economia. Secondo gli esponenti della dottrina della finanza funzionale e congiunturale, l’attività finanziaria deve perseguire specialmente delle finalità extra-fiscali, che maggiormente mettano in evidenza l’intervento pubblico nell’economia.

Trascurando i rapporti con l’estero, si può affermare che: Y (reddito nazionale) = C (consumi) + I (investimenti) + G (spesa pubblica).

In base alla seguente identità, il reddito nazionale risulta uguale ai consumi privati più gli investimenti, più la spesa pubblica. Questi tre elementi costituiscono la domanda globale. Quindi, l’identità esprime l’equilibrio tra offerta globale e domanda globale.

Se invece si considerano i rapporti con l’estero: Y (reddito nazionale) = C (consumi) + I (investimenti) + X (esportazioni) – M (importazioni). I risultati sono gli stessi della formula precedente ma considerando anziché la spesa pubblica la differenza tra importazioni ed esportazioni.

Allora, l’intervento dello Stato consente la realizzazione di una politica anticongiunturale (attraverso la spesa pubblica che stimola la domanda globale) e anticiclica, nel senso che attenua la perturbazione della fluttuazione ciclica sul sistema economico. Questa è una fondamentale funzione dell’attività finanziaria e consiste nel fungere da stabilizzatore automatico del sistema.

Lo Stato, in altre parole, per finanziare la spesa pubblica nelle fasi depressive, deve ricorrere al deficit. Infine, non si può disconoscere all’attività finanziaria una funzione sociale di redistribuzione del reddito nazionale tramite i trasferimenti di ricchezza a favore delle classi bisognose.

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