La fitodepurazione: azione delle piante acquatiche

Pubblicato il da gioia01

Il compito di deputare gli scarichi urbani viene prevalentemente svolto dai depuratori, che puntano ad abbattere il carico inquinante mediante una serie di processi fisico-chimico-biologici. Ma vediamo nello specifico, oltre ai sistemi meccanici, cosa ci offre la natura per la depurazione degli scarichi.

Il procedimento è piuttosto complesso e costoso dal punto di vista energetico, delle strutture necessarie e della manodopera, in quanto richiede un costante monitoraggio da parte di personale qualificato. Un metodo più semplice e praticamente gratuito è la fitodepurazione per azione di piante acquatiche.Come detto, questi risvolti negativi connessi al funzionamento dei depuratori, hanno spinto a considerare con attenzione la capacità, mostrata da alcune specie vegetali e dai microrganismi in esse presenti di rimuovere naturalmente gli inquinanti dagli ambienti acquatici. Tale capacità è dovuta principalmente alla elevata produzione di biomassa e alla struttura morfologica di alcune specie; il loro utilizzo per depurare in parte o in toto gli scarichi di tipo urbano e industriale. Le specie vegetali che si possono utilizzare nei sistemi di fitodepurazione sono in genere piante acquatiche, scelte tenendo conto dell’efficienza depurativa, dell’ecologia, della compatibilità con l’ambiente e disponibilità sul territorio. Tra le specie maggiormente impiegate ve ne sono numerose che vivono con la parte radicale immersa nei sedimenti, costituita da robusti rizomi ramificati e numerose radici, tenere e flessuose, che si propagano rapidamente. Lo sviluppo di un apparato radicale fitto e intrecciato stabilizza la superficie del substrato, flusso dell’acqua, favorendo i fenomeni di filtrazione fisica e di deposizione dei solidi sospesi. Tutte le piante acquatiche, ma soprattutto la canna di palude (Phragnites australis) e altre specie che vivono negli stessi ambienti, possiedono ampi spazi intercellulari nel fusto e nelle radici, che consentono l’accumulo e il trasferimento dell’ossigeno dalle parti aeree alle parti sommerse. L’ossigeno atmosferico viene, infatti, assorbito dalle foglie e dagli steli e trasferito e rilasciato a livello della rizosfera, con la conseguente formazione di micro zone aerobiche attorno alle radici e ai rizomi. Si creano pertanto le condizioni indispensabili affinché si realizzino efficacemente i processi biologici di degradazione aerobica delle sostanze organiche inquinanti e di nitrificazione, per opera dei batteri sospesi nel liquame o attaccati al substrato e sui rizomi delle idrofite stesse. Le piante, inoltre, assorbono nutrienti, detossificano composti organici tossici e possono essere utilizzate per rimuovere metalli pesanti. Infine, la lettiera che si deposita sulla superficie, in inverno isola dal gelo, consentendo ai batteri di continuare l'attività di depurazione.

ranocchiapesce rosso

Con tag Ecologia

Commenta il post